“Istruitevi perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza, agitatevi perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo, organizzatevi perché avremo bisogno di tutta la vostra forza” Antonio Gramsci




"Ho una sorta di melanconia, contro la quale posso combattere solo cercando di capire, solo pensando a queste cose fino in fondo." Hannah Arendt

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LA FORZA PROPULSIVA DELL'INQUIETUDINE
Quando parliamo di inquietudine ci riferiamo a qualcosa di negativo. Invece io credo che dietro la parola inquietudine si celi una grande forza che la pace, la tranquillità e la serenità non possono dare. La parola inquietudine ci induce a pensare a qualcosa di irrequieto, in movimento, di instabile. Tutto ciò che è stabile per definizione non si muove. E se non si muove non cambia, ma si radica e si pietrifica lasciando tutto esattamente com’è. Ma diceva il filosofo “tutto scorre”. Ciò significa che l’essenza della vita è il cambiamento, il movimento. Perciò l’uomo è per sua natura inquieto, nel senso che da sempre nella storia è spinto da una irrequietezza che è il suo primo motore. Dal canto mio ribadisco più volte nelle mie poesie che non c’è pace per me. La mia più grande forza da sempre è questa irrequietezza che, si badi, è però estremamente distruttiva. Purtroppo di gente ferma nella vita ne incontriamo tanta: una schiera di ipocriti che non batte ciglio davanti a niente. Ribadisco ancora che l’indignazione è un valore irremovibile, una rabbia costruttiva che inquieta lo spirito e per questo lo fa muovere. Certo è vero che chi non si smuove davanti all’ingiustizie della vita campa 100 anni. Ma la condizione da soprammobile dell’esistenza è veramente auspicabile?Ovviamente no.

Stefania Calledda

ULTIMO LIBRO LETTO

Rita Canu, "La violenza domestica contro le donne in Italia e nel contesto internazionale ed europeo", La Riflessione, 2008.



Ipse dixit
Non c'è attività umana da cui si possa escludere ogni intervento intellettuale, non si può separare l'homo faber dall'homo sapiens. Ogni uomo infine, all'infuori della sua professione esplica una qualche attività intellettuale, è cioè un "filosofo", un artista, un uomo di gusto, partecipa di una concezione del mondo, ha una consapevole linea di condotta morale, quindi contribuisce a sostenere o a modificare una concezione del mondo, cioè a suscitare nuovi modi di pensare. Antonio Gramsci.

L'indifferenza è il peso morto della Storia.E' la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perchè inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall'impresa eroica. Antonio Gramsci

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La forze propulsiva dell'inquietudine


postato da FronEsis82 alle ore 08:36
giovedì, 15 maggio 2008

Rapita dal trailer nei mesi scorsi, finalmente mi sono decisa a vedere “Tutta la vita davanti”, un film di Paolo Virzì, che propone una commedia all’italiana, sempre con quel riso amaro, che per mezzo del surreale, dipinge a tinte ancora più fosche la verità di questa nostra Italia infettata dalla piaga del precariato e dal sempre più profondo solco che separa la formazione, in particolare quella accademica, dal mondo del lavoro.

Il film mi è piaciuto, si ride e ci si commuove con un ombra nel cuore, perché non è solo un film, è qualcosa che fa parte di questa nostra generazione allo sbando; ammetto di essermi sentita moralmente molto affine alla protagonista, Marta, interpretata da una splendida Isabella Ragonese. Ad introdurci nella storia è la voce di Laura Morante, altra attrice che stimo parecchio, quando la nostra Marta discute la sua tesi, laureandosi in Filosofia con 110 cum laude e abbraccio accademico. Questa apertura mi ha fatto piuttosto sorridere perché la tesi è su Hannah Arendt, in un confronto con il suo maestro che finisce per toccare il tema de “l’impolitico”, argomento della mia tesi. Dopo varie vicissitudini, e soprattutto tanti “le faremo sapere”, finisce per lavorare nel call center di una azienda, la Multiple.

Qui entriamo in un mondo inquietante, surreale tanto da essere pericolosamente vicino a molte realtà del lavoro, dove una Sabrina Ferilli fantastica, nei panni di una manager senza scrupoli, piuttosto psicopatica direi, dirige, con abilità da serial killer, queste ragazze spaventate dal continuo ricatto della perdita della propria occupazione, nonché rese totalmente sottomesse alle logiche di sfruttamento che le soggiogano psicologicamente. Il film è tratto dal libro della blogger, mia conterranea, Michela Murgia, cosa che m’intriga di più, scoprendo un’altra affinità con questo raccontare.

Ottimi attori, ognuno dei quali interpreta magistralmente il proprio ruolo, con quel sapore a metà tra il verosimile e l’incredibilmente reale, che ne fa, a mio modesto parere, un film da non perdere, per ridere ancora delle nostre disgrazie di giovani mestieranti del precariato.

S.C.
 

Trailer:


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categoria : riflessioni, cinema

postato da FronEsis82 alle ore 17:12
domenica, 11 maggio 2008

"Ma se giù negli abissi sai calare,
senza smarrirti, gli occhi,
leggimi - per amarmi;"
C. Baudelaire



Consapevole del dolore che porto,

Ti chiedo soltanto di non condannarmi di nuovo.


Stefania Calledda, 11 maggio 2008

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categoria : citazioni, poesia

postato da FronEsis82 alle ore 21:19
giovedì, 08 maggio 2008

Questa settimana e la prossima, mi sto dedicando ad un interessante seminario su Antonio Gramsci, tanto per cambiare, direte voi, tenuto dal prof. J. BUTTIGIEG (visiting Professor della Notre Dame Univ. South Bend, Indiana), tra i massimi esperti del pensiero del filosofo tanto a me caro.


Proprio avantieri, mi è capitato di trovarmi a parlare faccia a faccia con lui: mentre il gruppo dei ragazzi della Facoltà di Lingue, per i quali il seminario è finalizzato, che studiano per i loro vari dottorati di ricerca, uscivano a prendere una boccata d’aria, io, fuori dal gruppo, unica piccola studentessa di Scienze Politiche, me ne stavo per i fatti miei in aula; il prof. mi si è avvicinato ed abbiamo cominciato a discutere, dalla vergognosa riforma universitari, ai tentativi di americanizzazione della formazione scolastica ed universitaria, fino a toccare l’ordinary morality di M. Walzer, il subentrare della morale nella politica e tante altre questioni filosofico-politiche che stanno sconvolgendo il mondo. Mi ha colpito moltissimo il suo atteggiamento; siamo così abituati ai nostri docenti con la puzza sotto il naso, che a malapena ti ricevono, preoccupati di ricordarti sempre che loro sono i professori e tu il misero studente per cui ogni possibilità di confronto è impossibile, che vedere questo professore americano che ride delle tue battute e ti ascolta attentamente, che scambia opinioni alla pari con te, mi ha fatto un certo effetto.



In questi momenti capisci perché l’America traina la Ricerca mondiale: non è solo il fatto che investono economicamente molto di più, è proprio una questione di approccio verso la risorsa più importante che ha l’Università, ovvero le fresche, entusiaste, volenterose menti dei giovani, questa capacità di cogliere l’energia intellettuale che ribolle nelle aule accademiche.


Se penso alla mia Facoltà mi viene la depressione.




Segnalo per gli amici di Ferrara e dintorni quest'iniziativa:





A chiusura del ciclo


ANNO GRAMSCIANO


8 maggio 2008, ore17




Antonio Gramsci: un pensiero inattuale nel mondo globale


e nella società italiana




TAVOLA ROTONDA


con


Joseph A. Buttigieg (Univ. Nôtre Dame, USA),


Gianni Fresu e


Mauro Pala (Univ. Di Cagliari)


V.lo S. Spirito 11- 44100 FERRARA


Tel7Fax +39053265975


segreteria@ilgramscidiferrara.it



Sono inoltre lieta di annunciare quanto segue: da oggi è in rete il mio sito personale, uno spazio piuttosto informale che ho creato per rendermi più reperibile, a cui restano ancora delle piccole modifiche da fare, qualcosina da aggiungere, però vi lascio comunque il link:


www.stefaniacalledda.it



Aspetto la vostra visita e magari un messaggino nel guestbook!
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categoria : politica, riflessioni, eventi

postato da FronEsis82 alle ore 09:15
lunedì, 05 maggio 2008

5 maggio 2008

Carissima Nadia,

            ad un anno dalla tua scomparsa ti scrivo di nuovo.

Come sai non sono molto brava ad esprimermi in altro modo, e certo ti risulterà incoerente che ancora una volta debba cercare un contatto con te, proprio io che professo orgogliosamente il mio ateismo, ora invado gli spazi del tuo trapasso come se davvero mi potessi sentire. È una delle mie tante contraddizioni che tengo con me care, quelle piccole fughe dalla durezza del reale, pause d’incongruenza dal materialismo assoluto che a volte si dimostra un vicolo cieco. Certo riconosco in queste parole un po’ di sana irrazionalità ed il sapore agrodolce dell’assurdo.

            Spero che le mie orchidee bianche ti siano piaciute, le ho lasciate che ancora profumavano; erano con me quella sera, mentre invocavo il tuo nome, leggendo stralci dalle mie lettere precedenti e le poesie, ricordando i nostri momenti insieme. E mi perdonerai se non sono venuta alla tua messa, ma non amo certe celebrazioni liturgiche e la mia presenza sarebbe stata forse più insensata di questa stessa lettera. Certo oggi … spero oggi davvero che avevi ragione tu, che in questo istante tu sia veramente nelle accoglienti e calde braccia di Dio, per restituirti almeno quello che ti ha portato via in Terra. Diversamente mi resterebbe soltanto l’amara constatazione di un’ingiustizia.

            Quest’anno, cara amica mia, sono cambiate molte cose, in me, intendo. Sono stata educata ad avere fin troppo pudore dei miei sentimenti, a negarne ogni manifestazione. Da tanti anni lavoro su questa mia anaffettività indotta e tu involontariamente mi hai insegnato a scoprirmi, perché credimi è un dolore insanabile la consapevolezza di non averti mai dimostrato il mio affetto, è un senso di colpa che mi consuma come i tanti “non” che mi pesano altrettanto. Ora sono certo più disarmata e per questo più fragile, esporsi è un dolce tormento, a volte soffri nel disvelarti, ma impari a godere dei piccoli traguardi che ne consegui.

            Sai, quel 16 maggio dell’anno scorso iniziavo la mia nuova terapia; ho indossato gli stessi abiti che avevo quella sera, quel 5 maggio terribile: la camicia bianca, i pantaloni neri con le tasche appena sopra le ginocchia, i bottoni metallici e gli zip, le scarpe da corsa anch’esse bianche, la giacca nera in velluto leggero con il cappuccio. Uno dei miei tanti gesti ripetitivi, quasi fossero riti, come per ricongiungere quella mia nuova battaglia che andavo a combattere con quella che avevi strenuamente affrontato quella sera, per condividere ancora quella quotidianità fatta di prelievi, ago cannule e sale conosciute e fin troppo frequentate. Mi avresti chiesto come fosse andata la visita, come stavo, gli effetti del farmaco, e quelle altre banalità che riempiono i discorsi e quelle esistenze leggere, appese a quella “folle Speranza”, come diceva Baudelaire:

“…

Principe dell’esilio, Dio calunniato, tu

che ogni volta battuto, ti rialzi più forte,

Satana, abbi pietà del mio lungo patire!

Tu che dalla Morte, tua antica e forte amante,

generasti la folle, la leggiadra Speranza,

Satana, abbi pietà del mio lungo patire!

…”

            Il 28 aprile di quest’anno ho fatto la mia dodicesima infusione, ripetendo il solito rituale. Non so che forma avessi, in quale stato della materia occupassi quella stanza, che entità tu fossi, forse soltanto un’immagine vaga nella mia mente, ma mi piace pensare che ci fossi anche tu in queste circostanze, perché a dir la verità ogni volta che sono battuta, mi risollevo con un’ammaccatura in più e spesso è necessario che qualcuno mi aiuti a rialzarmi, come lo sai bene tu, che proprio quella speranza ti ha sempre dato la forza per risalire, con la stessa dignità con cui ti sei spenta. Forse per questo pensiero un po’ di tristezza è sopraggiunta alla fine, quando nel primo pomeriggio terminavo la terapia.

            Ho evitato ogni retorica perché non voglio scrivere un epitaffio per un morto, ti racconto di me come sempre si fa con un’amica, nient’altro, e so che spesso leggevi le pagine di questo blog. Lasciami, quindi, questa mia incoerenza a consolarmi.

Teneramente,

                             tua Stefania

Paolo Fresu, Lascia ch’io pianga


 

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categoria : riflessioni

postato da FronEsis82 alle ore 11:07
mercoledì, 30 aprile 2008

           

            Non sentendo particolarmente tutte le feste comandate, con tutto il loro seguito di devozione e riti di sorta, le feste che mi sono sempre state molto care sono certo l’ormai passato 25 Aprile, festa della Liberazione, e il 1 Maggio che ferma per un giorno lavoratori di tutto il mondo, ricordandoci, ahimè, di quanta strada ancora la classe lavoratrice debba percorrere, ora che contiamo morto per morto la mattanza che ogni hanno ribadisce che di lavoro si muore.

            Così quest’anno, ancor più amaro risulta ogni festeggiamento, mentre studio il mattone di diritto del lavoro: è interessante notare quale meravigliosa civiltà giuridica abbiano costruito nel secolo scorso in materia di lavoro; riconosci passo per passo le grandi lotte operaie, l’antifascismo che smembra a poco a poco gli ultimi rigurgiti di corporativismo, una grande giurisprudenza per la quale, dal codice civile, rivisto alla luce del progresso storico, allo Statuto dei lavoratori, dovremmo inchinarci al cospetto della Storia che diviene legge, prassi giuridica, quotidianità del lavoratore.

            È che ultimamente, negli ultimi quindici anni, questa grande civiltà è stata abbattuta da leggi e leggine, decreti e direttive, sotterfugi giuridici che hanno riportato i lavoratori a condizioni di sudditanza che il secolo XX pareva aver di gran lunga superato. L’intero corpo giurisprudenziale sul tema del lavoro è completamente trasceso per il semplice fatto che questo è stato finora costruito sul concetto di lavoro dipendente, per lo più a tempo indeterminato, perché questa doveva essere la regola! Invece oggi è l’eccezione e “i nuovi lavori”, cosiddetti, ovvero la miriade di nuove forme di contratto, nuove per modo di dire, considerando che stiamo regredendo ad uno stato di cose che si perde nella notte dei tempi, spazzano via ogni possibilità di tutela per il lavoratore. Se c’è una legge che in qualche modo possa rappresentare un diritto che possa essere garantito in sede giudiziaria, questa è prevista solo in caso che si tratti di un lavoratore dipendente a tempo indeterminato. E più mi soffermo sulle varie collaborazioni ed esternalizzazioni e più mi pare che tutto questo malloppone che devo studiare ha un vizio originario: non ha alcuna importanza perché non è applicabile nella maggior parte dei rapporti di lavoro oggi esistenti nella sfera delle nuove assunzioni. Per no parlare poi della contrattazione collettiva, dove il peso dei sindacati era certo significativo, fondamentale, ed oggi invece viene completamente accantonata, eliminata, facendo del lavoratore un singolo in preda alle correnti del profitto ad ogni costo.

            Il lavoro a tempo indeterminato resta appannaggio delle passate generazioni e su quello i giovani oggi devono rinsaldare la propria solidarietà sociale e politica, e non lasciarsi abbagliare da fittizi, presunti passaggi obbligati, dove precariato e mobilità sotto le direttive del datore di lavoro sono la certa sconfitta della civiltà, non solo giuridica, ma anche quella più generale che costituisce il vanto e il futuro di ogni società. Così, proprio oggi che ci vogliono convincere che il presente ed il domani della politica è il moderatismo e il conservatorismo, o peggio ancora, la reazione liberale vestita con i colori sgargianti del progresso, del nuovo, che nasconde trame ben più inquietanti, oggi che ci raccontano la favola della flessibilità e mobilità del lavoro come grande avanguardia su cui puntare, beh scusate se mi permetto di incupirmi un poco, per questo primo maggio.

 

 

Buona festa dei lavoratori a tutti!

 

S. C.

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categoria : politica, riflessioni, eventi

postato da FronEsis82 alle ore 18:57
domenica, 27 aprile 2008