“Istruitevi perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza, agitatevi perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo, organizzatevi perché avremo bisogno di tutta la vostra forza” Antonio Gramsci




"Ho una sorta di melanconia, contro la quale posso combattere solo cercando di capire, solo pensando a queste cose fino in fondo." Hannah Arendt

E-MAIL
scrivi







Per ricevere gli aggiornamenti del Blog nella tua e-mail iscriviti:



BlogItalia.it - La directory italiana dei blog

Categorie
cinema
citazioni
csm stories
eventi
filosofia
medicina e ricerca
musica
poesia
politica
religione ed ateismo
riflessioni
semplicemente stefania
swedish dream
telestupidaggini
una storia come tante






Image Hosted by ImageShack.us



LA FORZA PROPULSIVA DELL'INQUIETUDINE
Quando parliamo di inquietudine ci riferiamo a qualcosa di negativo. Invece io credo che dietro la parola inquietudine si celi una grande forza che la pace, la tranquillità e la serenità non possono dare. La parola inquietudine ci induce a pensare a qualcosa di irrequieto, in movimento, di instabile. Tutto ciò che è stabile per definizione non si muove. E se non si muove non cambia, ma si radica e si pietrifica lasciando tutto esattamente com’è. Ma diceva il filosofo “tutto scorre”. Ciò significa che l’essenza della vita è il cambiamento, il movimento. Perciò l’uomo è per sua natura inquieto, nel senso che da sempre nella storia è spinto da una irrequietezza che è il suo primo motore. Dal canto mio ribadisco più volte nelle mie poesie che non c’è pace per me. La mia più grande forza da sempre è questa irrequietezza che, si badi, è però estremamente distruttiva. Purtroppo di gente ferma nella vita ne incontriamo tanta: una schiera di ipocriti che non batte ciglio davanti a niente. Ribadisco ancora che l’indignazione è un valore irremovibile, una rabbia costruttiva che inquieta lo spirito e per questo lo fa muovere. Certo è vero che chi non si smuove davanti all’ingiustizie della vita campa 100 anni. Ma la condizione da soprammobile dell’esistenza è veramente auspicabile?Ovviamente no.

Stefania Calledda

ULTIMO LIBRO LETTO

Joseph E. Stiglitz, "La globalizzazione che funziona", Einaudi, 2006.



Ipse dixit
Non c'è attività umana da cui si possa escludere ogni intervento intellettuale, non si può separare l'homo faber dall'homo sapiens. Ogni uomo infine, all'infuori della sua professione esplica una qualche attività intellettuale, è cioè un "filosofo", un artista, un uomo di gusto, partecipa di una concezione del mondo, ha una consapevole linea di condotta morale, quindi contribuisce a sostenere o a modificare una concezione del mondo, cioè a suscitare nuovi modi di pensare. Antonio Gramsci.

L'indifferenza è il peso morto della Storia.E' la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perchè inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall'impresa eroica. Antonio Gramsci

Numero ospiti graditi
*loading* visitatori

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder
Credits
Template by: Matteo Pisanu

Opzioni


  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami
copyright
Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial -NoDerivs 2.0 Italy License.

La forze propulsiva dell'inquietudine


postato da FronEsis82 alle ore 09:05
domenica, 11 novembre 2007

Ultimamente ho avuto a che fare con articoli dal vago sapore sensazionalistico, recuperati qua e là tra le cosiddette fonti ufficiali d’informazione. Non solo, a questo si è aggiunta la reazione di alcuni amici, affetti da sclerosi multipla, ad una recente scoperta, riguardante proprio la nostra malattia: notizia che ha messo in subbuglio l’equilibrio precario che tiene insieme la comunità dei malati, una rete che attraversa associazioni, forum e quant’altro, sensibile ad ogni novità, sia essa suffragata da dati e certezze scientifiche, sia semplicemente rimandata al più temibile “sentito dire”.

Mi sono ritrovata dunque, a dover riflettere su alcuni comportamenti eccessivi, particolarmente indicativi di una risposta emotiva da parte dei pazienti che spesso reagiscono in maniera irrazionale, direi istintiva, a qualunque cosa generi in loro una falsa speranza di guarigione. Oltre tutto, data la mia buona condizione di salute di questo periodo, sono abbastanza lucida da permettermi di stigmatizzare una certa ossessione verso la possibilità di guarire da questa patologia che, se da una parte è assolutamente giustificabile, dall’altra ritengo che sia su questo punto che dobbiamo soffermarci, poiché è da qui che scaturiscono i più pericolosi equivoci e le più sedicenti strumentalizzazioni.

È il caso, ad esempio, di un articolo del 2003 del Corriere della Sera, capitatomi sotto mano dopo una distratta navigazione alla ricerca di notizie sul tema delle cellule staminali. Salta subito agli occhi un titolo dallo spudorato sensazionalismo: “Primo passo verso la cura della sclerosi multipla”. È il termine cura che mi lascia basita; ovviamente il furbo giornalista sa bene che per attirare il lettore è necessario un titolo ad effetto e le parole, come vuole la saggezza popolare, sono pietre. Nella testa del paziente cura significa guarigione, ma ormai, passata la moda delle cellule staminali che hanno imperversato per la stampa in maniera ossessiva negli scorsi anni, possiamo permetterci di dire che, per quanto esse rappresentino un promettente futuro della medicina, allo stato attuale la riparazione delle cellule celebrali tramite staminali è ancora una realtà di laboratorio: dopo quattro anni abbiamo ormai assodato che sui topolini funziona, esattamente vengono riparati i danni che si stanno producendo nel periodo della somministrazione, ma non i pregressi. Nonostante il sacrificio di tanti poveri topolini decapitati, l’utilizzo di questo approccio terapeutico sull’uomo è ancora una lontana ipotesi.

Sempre nello stesso noto quotidiano è facilmente reperibile lo spot pubblicitario di un gruppo, non ben identificato, che contrabbanda speranze di guarigione, tramite trapianto di cellule staminali da effettuare in Cina, alla modica cifra di 25000 euro. Con tutta la comprensione per la necessità di finanziamenti per mandare avanti la carretta, non si può vedere una cosa del genere sul Corriere della Sera. Mi fa sorridere il fatto che il gruppo utilizzi la dicitura “Beike Europe”, come per sottolineare la serietà e la professionalità, tutta europea, di questa cialtronata di dimensioni galattiche.

Il problema dove sta: sta nell’eccessiva enfasi che la cultura occidentale pone sulla guarigione. L’uomo occidentale non riesce a concepire l’idea che non tutto si può curare, che non tutto è risolvibile con la chimica, che non possiamo vivere sempre percependoci nel pieno delle nostre energie e al massimo della nostra salute. Questa concezione, molto moderna e anche fortemente novecentesca e futuristica, che vede l’uomo come il supremo deus ex machina dell’esistenza, non prevede la possibilità di un’essenza umana più vicina alla fragilità, alla precarietà, alla certa decadenza. Così, ciò che non si può curare diviene fertile terreno per le più pericolose costruzioni mentali, per le diffidenti riparazioni del pensiero a riempimento di un vuoto: l’assenza d’una soluzione. Questo accade oggi quando siamo di fronte al terribile incremento delle malattie autoimmuni: la civiltà contemporanea non può accettare la realtà di un corpo che si rivolta contro se stesso, né l’ignoranza delle cause, né l’impotenza della Scienza che si barcamena alla ricerca dei perché, delle terapie attuabili, del modus operandi più opportuno. E allora la risposta più ovvia, ed insieme più preoccupante, è l’ipotesi del complotto internazionale.

Così sta accadendo in questi giorni di fronte alla scoperta, ancora bisognosa di ulteriori valutazioni scientifiche, di una correlazione tra il virus Epstein Barr (EPV), agente responsabile della mononucleosi infettiva, e la sclerosi multipla: infatti, parrebbe che questo virus abbia un ruolo fondamentale nella patogenesi della SM. È risaputo abbondantemente che la SM sia il frutto di molteplici concause e cioè, sì l’intervento scatenante di un virus, ma anche d’altri fattori ambientali e, last but not least, della componente genetica sul cui studio la popolazione sarda è in costante monitoraggio, data l’altissima presenza di questa patologia nell’isola, come di altre malattie autoimmuni, che purtroppo non risparmiano di presentarsi contemporaneamente sullo stesso soggetto. Ma queste conoscenze non sono bastate a frenare nei pazienti un certo clamore.

La reazione a questa notizia non poteva non presentarsi con un’ondata emotiva che ancora una volta rischia di incrinare il già instabile rapporto d’alleanza tra medici e pazienti: molti hanno riferito una certa insofferenza verso la medicina ufficiale, rea di conoscere, si sostiene, già da tempo la causa della malattia, ma di non renderla nota per i cospicui interessi pecuniari a favore delle case farmaceutiche e di tutto un mondo economico che ruota intorno al problema e che si nutre della sofferenza degli infermi: la sclerosi multipla, come altre diffusissime malattie, è un business che compromette la fiducia nei confronti delle istituzioni e degli operatori della Sanità pubblica che lavorano nel settore.

È lecito il dubbio, è lecita la diffidenza verso le politiche aziendali delle case farmaceutiche, ma è significativamente deleterio minacciare la fragile fiducia su cui il paziente si vede costretto a sostenersi, attraverso semplicistiche operazioni demagogiche dallo scarso valore scientifico e dall’ancora più riprovevole tentativo di distruggere l’unica vera, sensata, speranza ragionevole per cui il paziente devi battersi a spada tratta: il dialogo con il medico, come rappresentante in prima linea della scienza e della ricerca. È attraverso il dialogo diretto con la persona, ben più che con l’anonimo camice bianco, che ogni fallacia speculativa e complottistica viene a cadere sotto il gravoso peso della realtà quotidiana, dell’esperienza clinica, riempiendo le statistiche e le cartelle di storie personali, di facce, di umanità. Non a caso la medicina del futuro si basa proprio sulla concezione di terapie personalizzate, di un approccio diverso del medico verso il paziente, a partire non da uno stato di subalternità di quest’ultimo, ma piuttosto da uno scambio di conoscenze e di esperienze dove ancora al centro dell’agire c’è il dialogo. Comunque, mi rendo certamente conto che siamo ancora, purtroppo, nel campo del deontologico ed ancora la battaglia diviene, oltre che sociale, politica: perché il paziente ha bisogno del suo spazio e del suo tempo, ed il medico deve poter fare una diagnosi, comunicare un qualcosa che potrebbe essere drammatico per l’interlocutore, senza l’assillo che c’è la fila fuori dall’ambulatorio, deve poter fare le prescrizioni senza scervellarsi sulle labirintiche prassi burocratiche.  

È quasi esilarante notare come questi strani pazienti vogliano da una parte un medico al limite del sovrumano, onnipotente ed onnipresente, che con freddezza cibernetica faccia per te le scelte che ti costano più impegno e più travaglio interiore e fisico, una specie di “Doctor House”, per intenderci, e come dall’altra, invece, ci si lamenti della sempre troppo scarsa umanità della classe medica. Eppure io preferisco la forse meno rassicurante idea di un medico che ha più dubbi che certezze, che vive la propria professione mettendosi continuamente in discussione, con le sue combattute contraddizioni, dove con lucida fermezza riconosce le sue possibilità ed i suoi limiti, dove il farmaco è lo strumento, utile sì, ma non sempre sufficiente.   

Ed allora dobbiamo smetterla di cercare dal medico miracoli e rigenerazioni evangeliche, perché allo stato attuale dei risultati della ricerca scientifica, la nostra resta una malattia cronica, quindi il compito del medico non è quello di guarirci, ma di accompagnarci nell’esperienza della perdita, di renderci la vita più sopportabile, di darci ciò che è nelle sue possibilità per sostenere un’esistenza serena, nonostante il faticoso cammino a cui si è sottoposti. Bisogna uscire dall’equivoco che fa credere che il compito del medico finisca laddove la risposta scientifica si rivela vana, piuttosto è proprio in quel momento che la professionalità non si esplica più nei meandri della chimica, ma diviene semplicemente umanità, perché a volte non servono prodigi, ma piccole attenzioni. E in tutto questo, medico e paziente devono collaborare, parlare, e soprattutto ascoltare, con tutta quella favolosa capacità umana, chiamata empatia. E se ormai la medicina s’interroga sul ruolo dei suoi dottori, sul come si deve intendere la professione medica, a questo punto ritengo opportuna una sana riflessione sul quale sia “il mestiere del paziente”.

S.C.

Permalink ? commenti (33)
Commenti
#1   11 Novembre 2007 - 09:51
 
è interessante ,da rileggere per approfondimento di tutte le implicazioni,ciao.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente orematt

#2   11 Novembre 2007 - 11:02
 
Un'analisi, la tua, come sempre molto profonda e articolata; impossibile replicare con commenti secchi e sintetici, data la complessità e la delicatezza dell'argomento, che merita una bella e (possibilmente) serena discussione...
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente svolazzi

#3   11 Novembre 2007 - 12:29
 
Essendo nella stessa tua bagna, anzi essendoci molto di più e da maggior tempo, non posso che sottoscrivere in toto quanto asserisci.
Il problema dell'informazione approssimativa e foriera di facili illusioni ha effettivamente una sua ragione nella necessità di "fare lettura", o audience che sia.
Il male che si fa a chi già soffre, nello spingerlo ad una vita di speranza anzichè ad una vita realisticamente possibile ....segue...
utente anonimo

#4   11 Novembre 2007 - 12:41
 
.... anche se non in discesa, lo leggiamo negli occhi di tanti pazienti che, invece di godere di ciò di cui possono (e tante volte, purtroppo, non vogliono sapere che possono), sono abulicamente irreattivi nell'attesa di un'irrealistica ipotesi di guarigione.
Che fare, allora? Vivere alla giornata, estrapolare ciò che di buono anche una malattia può portare, e reagire, piegandosi sì senza spezzarsi (cfr. "resilienza", in psicologia).
E ricordarsi che chi vive sperando ...

un brulliotoi "resiliente"
utente anonimo

#5   11 Novembre 2007 - 12:45
 
Stè, accettare la realtà per molti è cosa molto difficile ed è più facile vivere di illusioni. Del resto la società in cui viviamo non ci aiuta molto, dobbiamo essere tutti sani belli e palestrati (la televisione ci insegna). Quindi se una persona (soprattutto un giovane) non si riconosce in quei modelli accettare la malattia diventa ancora più traumatico. Dovremo tornare ad essere più umani e a dare importanza a certi valori della vita che si stanno perdendo......Mary Joe
utente anonimo

#6   11 Novembre 2007 - 12:46
 
@orematt, attendo allora una tua più articolata riflessione.

@Gabri, sai dove trovarmi.

@Tullio, assolutamente condivisibile il tuo pensiero, è evidente che l'animale sociale non ha ancora capito che la disabilità può essere, non solo un problema, ma anche una risorsa, che la malattia è una modalità di sguardo, una prospettiva di lettura della vita.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente FronEsis82

#7   11 Novembre 2007 - 12:47
 
@Mary, che si stanno perdendo non credo... che non ci sono mai stati piuttosto.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente FronEsis82

#8   11 Novembre 2007 - 13:19
 
Carissima Fronesis, trovo questo tuo post davvero splendido, lucido e attento. Mi è piaciuto il passo sulla fragilità e sull'incapacità di accettarla. Condivido questo tuo pensiero al cento per cento. E' un mio chiodo fisso, viviamo in una società in cui tutto deve essere sano, bello e perfetto, in cui cerchaimo di bandire sofferenza, malattia, limite e viviamo molto peggio. Mi è piaciuto anche molto quelo che hai detto sul rapporto medico-malato. E' una testimonianza preziosa la tua, davvero preziosa. Giulia
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente giuba47

#9   11 Novembre 2007 - 14:06
 
Io e te ci stiamo specializzando in "mallopponi", eh?
:-)
Il fondamento di tutto questo è inquietante: nessuno esita a pubblicare qualsiasi scemata, pur di far leggere un quotidiano, sia on-line o no.
In tutto questo assume sempre più importanza il ruolo dei Bloggers, che possono e devono fare in modo che l'informazione sia più libera, ma, sopratutto, veritiera.
Daniele
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente macca

#10   11 Novembre 2007 - 14:20
 
@Giulia, non so se sia preziosa, sicuramente è una testimonianza.

@Daniele, credo che i ruolo dei bloggers sia quello di portare all'attenzione punti di vista che diversamente non verrebbero fuori mai. Malloppone sì, c'ho messo tre giorni per scriverlo, modificarlo, aggiungere, rivederlo etc.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente FronEsis82

#11   11 Novembre 2007 - 15:24
 
Condivido le tue riflessioni, per quanto possa valere e per quel poco che posso comprenderle, non potendomi approcciare dal punto di vista del malato... (è vero che sono rincoglionito, ma questa è un'altra patologia).
Apprezzo molto, tra le altre cose, l'importanza che dai al dialogo, perché ritengo che nella nostra società abbia un ruolo tanto importante quanto sottovalutato e mortificato.
Andrea
utente anonimo

#12   11 Novembre 2007 - 15:38
 
E' vero che faciamo fatica ad accettare un corpo che diventa fragile o malato; siamo intrisi di senso di onnipotenza e non a volte convivere con le nostre fragilità e malattie. Un buo medico non può essere solo dispensatore di medicine ma deve "accompagnare" come dici tu il paziente, aiutarlo a riformulare la sua vita in modo positivo. Costanza
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Isola08

#13   11 Novembre 2007 - 15:58
 
La tua è un'analisi attenta, lucida, precisa. Condivido tutto quello che hai detto, Stefania, e mi piace soprattutto riportare un tuo discorso, perché mi permette di parlare di un argomento che mi sta molto a cuore e del quale ti ho parlato in privato, ma che mi piace portare anche a conoscenza degli amici che seguono il tuo blog:

"Bisogna uscire dall’equivoco che fa credere che il compito del medico finisca laddove la risposta scientifica si rivela vana, piuttosto è proprio in quel momento che la professionalità non si esplica più nei meandri della chimica, ma diviene semplicemente umanità, perché a volte non servono prodigi, ma piccole attenzioni. E in tutto questo, medico e paziente devono collaborare, parlare, e soprattutto ascoltare, con tutta quella favolosa capacità umana, chiamata empatia."

Ecco, questo tuo discorso ci porta al problema dell'"umanizzazione" della medicina, al problema della centralità della persona malata nell'approccio terapeutico, alla constatazione che dovrebbe essere ovvia ma che spesso non lo è, che l'individuo malato non è un "caso clinico", ma una persona, con sentimenti, paure, angosce, speranze. E allora sì che medico e paziente devono dialogare, sì che il medico deve scendere dal suo piedistallo e mettere in atto quel fondamentale meccanismo psicologico che è l'"ascolto attivo", quell'empatia di cui tu parli.

Ed è qui, proprio su questo che si inserisce il discorso che ti ho fatto in privato sui "gruppi di auto-aiuto". Poiché forse tanti non li conoscono ancora, e poiché io credo profondamente nella loro efficacia e nella loro grande potenzialità anche politica di sviluppo della democrazia e della solidarietà, voglio riportare qui, sul tuo blog, quello che ti ho scritto in privato:

"I gruppi di auto-aiuto sono dei gruppi di persone che condividono lo stesso problema e che si ritrovano per parlare tra di loro. Sono nati negli anni 30 in America con l'esperienza degli alcoolisti anonimi, e si sono poi diffusi in Europa.
Attualmente ci sono esperienze di gruppi di auto-aiuto sui problemi più svariati. Nella zona di Firenze opera un'associazione, della quale sono membro del direttivo, e attualmente stiamo conducendo gruppi sulla depressione, sull'adozione e l'affido, sulla genitorialità e sulla famiglia in generale, e negli anni scorsi sono stati fatti anche sulle dipendenze, su anoressia e bulimia e su altre patologie o situazioni problematiche. Questi gruppi sono secondo me un potente strumento di democrazia, perche in essi tutti i partecipanti sono alla pari, persone con gli stessi diritti e le stesse difficoltà, e viene dato spazio a tutti. Intanto ci si mette in cerchio, e già questo dà l'idea della parità e della circolarità della comunicazione, e poi, nei nostri gruppi non esistono "esperti in materia", ma solo conduttori come me, che hanno fatto dei corsi specifici per la conduzione: siamo, in linea di massima dei "facilitatori della comunicazione" all'interno del gruppo e allo stesso tempo dei partecipanti al gruppo. Questi gruppi si basano sul presupposto che la nostra esperienza può essere utile agli altri e l'esperienza degli altri può esserci utile; è per questo che nei gruppi si parla in prima persona, di noi e dei nostri sentimenti, ed è per questo che chi partecipa sa già che dovrà mettersi più o meno in gioco; ma per la mia esperienza personale e con quella mediata dalle altre persone che partecipano, vi posso garantire che fa molto bene parlare di noi, uscire dall'isolamento, trovare altre persone che condividono con noi un problema, un disagio, a volte anche piangere e sentire il calore e l'affetto degli altri; è un'esperienza coinvolgente e unica."

I gruppi di auto-aiuto non sostituiscono il medico o i farmaci, ma sono un valido aiuto per la persona per affrontare meglio la propria malattia, sia essa fisica o psichica.

Ti chiedo scusa se ora mi faccio un pò di pubblicità, Stefania, approfittando del tuo blog, ma è a fin di bene. Questo è uno dei motivi che mi ha spinto a creare il mio blog, levocididentro2007, un blog essenzialmente di sentimenti, dove parlo di me, ma dove voglio contribuire anche alla conoscenza e alla diffusione di questi gruppi, perché ci credo profondamente e sono convinto della loro utilità.
Anzi, mi sono detto: ma perché non tentare attraverso il mio blog, di realizzare una specie di gruppo di auto-aiuto virtuale? Una persona mi ha già scritto chiedendomi di pubblicare sul mio blog (nonostante ne abbia già uno suo), un suo scritto dove rivela una sua sofferenza e dove chiede l'aiuto degli altri per cercare di capire meglio. E' PROPRIO QUESTO UN GRUPPO DI AUTO-AIUTO E SPERO CHE VORRETE DARMI UNA MANO PERCHE' IL MIO PROGETTO POSSA ANDARE AVANTI.

Grazie a te Stefania per avermi dato la possibilità di parlare di questo potente strumento di aiuto psicologico e di crescita democratica. Spero nell'aiuto di voi tutti e vi ringrazio.
Un abbraccio a te e a tutti i tuoi amici. Vincenzo
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente amoreemusica

#14   11 Novembre 2007 - 18:10
 
@Andrea, non ascoltiamo mai abbastanza gli altri.

@Costanza, vedo che condividi.

@amoreemusica, cortissimo commento noto... sì conosco l'auto-aiuto.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente FronEsis82

#15   11 Novembre 2007 - 19:21
 
CIAO STEFANIA,
CE L' HO FATTA
HAI PIENAMENTE RAGIONE
E PURE IO CONDIVIDO CIO CHE HAI DETTO
Celeste
utente anonimo

#16   12 Novembre 2007 - 00:45
 
Sono cosciente che di S.M.,allo stato attuale,non si guarisce ma si può convivere in maniera costruttiva grazie ad una maggiore informazione e sopratutto con condivisione con altre persone(associazione/auto-aiuto/internet)Sono aperto a ciò che mi circonda ma sono molto diffidente.....elpampero
utente anonimo

#17   12 Novembre 2007 - 07:29
 
@Ciao Celeste, bene!

@Sergio, il dubbio è una buona abitudine, ma non deve essere irrazionale, deve piuttosto essere lucido e impudente.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente FronEsis82

#18   12 Novembre 2007 - 08:40
 
vorrei se possibile strapparti un sorriso ,invitandoti a leggere il post di oggi ,è una simpatica poesiola piena di doppi sensi ciao.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente orematt

#19   12 Novembre 2007 - 14:15
 
Ci deve essere stato un contatto mentale fra noi di recente, praticamente lo potrei aver scritto io questo post, perlomeno nei contenuti. Infatti lo condivido integralmente (ed ovviamente non solo per la tua patologia).
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente malessere

#20   12 Novembre 2007 - 15:17
 
@orematt, fatto!

@Alberto, chiaramente è un discorso che si può estendere ad altre situazioni.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente FronEsis82

#21   12 Novembre 2007 - 16:27
 
Non posso che..leggere e prendere atto della tua testimonianza su questo aspetto delle cose umane.
Condivido la riflessioni sul rapporto tra cultura occidentale e malattia/guarigione.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente moltitudini

#22   12 Novembre 2007 - 17:53
 
Ormai farti i complimenti per i tuoi post è esercizio trito e ritrito visto la lucidità e la profondità con cui riesci ad affrontare gli argomenti.
Condivido la fotografia che hai fatto del nostro rapporto con la malattia e sulla nostra (dico nostra perchè mi ci metto a pieno titolo) non accettazione di una limitata o ridotta efficienza fisica. Mi ricorda una bella intervista di Tiziano Terzani sul nostro modo di concepire e affrontare la malattia.

Splendido post. Come sempre.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente dodo712

#23   12 Novembre 2007 - 18:10
 
@Luca, grazie della tua attenta visita.

@Stefano, grazie, grazie ,grazie.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente FronEsis82

#24   13 Novembre 2007 - 07:45
 
Buongiorno, cara Stefania.
Daniele
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente macca

#25   13 Novembre 2007 - 08:06
 
@Daniele, ciao, come vedi sono già in piedi e m'accingo a recarmi in palestra, ciau ciau.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente FronEsis82

#26   13 Novembre 2007 - 10:52
 
Il diritto di essere e sentirci fragili...

[..] Ho parlato di me e di mio figlio per avviare qualche riflessione che travalicano il caso personale. Ho letto con grande interesse l’altro giorno il post di Fronesis che parla del problema della malattia e di come viene vissuta ed affrontata. E&rs [..]
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente giuba47

#27   13 Novembre 2007 - 19:23
 
Condivido compeletamente quanto detto da Macca. Fondamentale il ruolo dei bloggers (sarà per questo che vogliono farci chiudere a tutti???) e le tue riflessioni sono sempre di un interesse estremo...
Ciao!
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente trinitysdc

#28   14 Novembre 2007 - 15:14
 
Post davvero meraviglioso che va davvero oltre inoltrte sorretto dalla musica meravigliosa di Ludovico Einaudi. In qualche modo mi sento preso in causa, perchè sono quasi tre anni che lotto contro tutto e tutti dopo un incidente nel quale mi ha visto protagonista mentre attraversavo la strada. Ti posso dire che ci sono mecici e fisioterapisti con la M e F maiuscola ed altri che non dovrebbero chiamarsi tali. Ci sono limiti alla medicina che si possono ovviare con la grande forza di volontà nel raggiungere gli obbiettivi prefissati, limiti che talvolta hanno confini che non si possono varcare.

Marco
utente anonimo

#29   14 Novembre 2007 - 15:23
 
@Caro Marco, hai proprio ragione.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente FronEsis82

#30   14 Novembre 2007 - 23:03
 
O Atena dagli occhi cerulei
sei sorta dalla mente di Zeus
per darci un modello
di perfetta sintesi
tra razionalità ed emozione ?
Ti ringrazio.

Pensatoio
utente anonimo

#31   15 Novembre 2007 - 02:42
 
Un post che ho già letto due volte. Una riflessione profonda che sa dare senso addirittura al dolore altrimenti inaccettabile.
Il rapporto col medico è fondamentale ed ho esperienze poco fruttuose al riguardo.
Ti ringrazio e ringrazio Giulia per avermi portata a te.
Ti abbraccio.
danis
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente xdanisx

#32   15 Novembre 2007 - 07:36
 
@Pensatoio... ma è ironico?

@Danis, io ho esperienze infruttuose per lo più, ma anche fruttuose.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente FronEsis82

#33   18 Novembre 2007 - 02:16
 
Lunedì l'ennesima nuova visita ...e sono 20 anni.
Non ho dignità di accettazione.
Non ho pudore.
Ti abbraccio forte.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente xdanisx

Commenti
? commenti (33)(popup)
categoria : riflessioni, medicina e ricerca