Premetto che i girotondini non mi sono mai piaciuti, sono ipocriti almeno quanto i loro referenti politici. Si tratta molto spesso di imborghesiti ex comunisti, dimentichi di aver sventolato la bandiera rossa fino all’altro giorno, per quanto sempre con quella puzza sotto il naso a sottolineare “noi siamo gli intellettuali, noi siamo la classe dirigente”. Ad ogni stagione della destra sfoderano l’antiberlusconismo su cui fondano quel minimo di ideologia a cui s’aggrappano per dare un senso alla loro esistenza, salvo poi giustificare le posizioni guerrafondaie del momento, quando i loro eletti, una volta seduti in Parlamento, tornano ad essere “moderati”, andando a braccetto con la Chiesa e con un sionismo di convenienza, nel nome del grande Occidente.
Premetto anche che Beppe Grillo è spesso populista, razzista, e non manca di dire le più grasse castronerie sulle molte faccende riguardanti l’immigrazione e l’economia; inneggiare per esempio all’autarchia delle nazioni è assolutamente ridicolo ed astorico. Grillo ha il grande merito, comunque, di aver messo in crisi i mezzi di comunicazione di massa, di aver posto sul tavolo delle questioni sociali e politiche una serie di problematiche su cui l’opinione pubblica preferiva tacere.
Travaglio, altrettanto, ha messo in luce una serie di problematiche istituzionali, derivanti da un uso scellerato del potere legislativo. Occupandosi dei temi riguardanti la giustizia da anni, con accuratezza e raziocinio, se proprio lo si vuole criticare, sarebbe bene che si avesse una pari preparazione nello stesso campo e che si controbattesse sulla materia in questione, non sul metodo o mezzo di divulgazione scelto. A partire dallo stesso linguaggio giuridico, la giurisprudenza si è voluta tenere estranea alle masse da sempre, appannaggio dei pochi “azzeccagarbugli” che su quel sapere esclusivo hanno costruito la loro casta. Travaglio ha il merito di aver portato alla conoscenza dei più le tematiche della giustizia, di averle spiegate in modo semplice ed efficace, di aver fatto capire alle persone che lo hanno ascoltato in questi anni, che la Legge è affar nostro perché la politica è affar nostro.
In tutto questo i partiti sono stati spodestati del loro ruolo e della loro funzione; finora, cullandosi sugli allori, avevano goduto dei privilegi della rappresentanza e quindi della delega del potere, mentre la cittadinanza diventava un bacino di consumatori da spremere ed agitare nelle piazze ad uso e consumo delle circostanze.
L’evoluzione della società, con le sue nuove tecnologie, ci pone di fronte a nuovi orizzonti politici e sociali, e quello a cui assistiamo è la crisi della politica tradizionale che si aggrappa con le unghie a vecchi modelli e metodi comunicativi, in cui appare un vuoto, un baratro in cui s’insinuano pericolosi fenomeni xenofobi e conservatori, neofascismi, populismi di vario genere, in cui la colpa maggiore ricade sullo pseudo riformismo della sinistra italiana ed anche sull’ala radicale, che troppe volte ha ceduto ai compromessi più inaccettabili.
Sul caso Guzzanti invece, ritrovo tutto il provincialismo ed il cattolicesimo di parrocchia italiani; lo scandalo dei toni e del linguaggio duro e diretto che l’attrice ha utilizzato volutamente, con quella tecnica per cui non ha fatto altro che usare gli stessi termini del potere, la stessa volgarità che caratterizza questa classe politica corrotta, rivela la mediocrità e la piccolezza di questa nostra italietta che si scandalizza per le parolacce, ma certo non per il fatto che un ministro della Repubblica sia stato scelto per “discutibili meriti”, né per le leggi razziali che oscurano la nostra Costituzione, non per l’omofobia clericale.
Gli attacchi alla Guzzanti fanno sorridere in un Paese dove tutte le sere su canale cinque delle ragazze vengono umiliate, mentre si beano della loro stessa mortificazione, come persone e come donne, con il plauso della platea e dei telespettatori. Per quanto riguarda il Papa poi, siamo così bravi a puntare il dito su questi “folli islamici”, mentre i nostri rappresentanti s’inchinano e si fustigano per difendere la Santa Madre Chiesa, o strenuamente si battono per salvare l’onore del Presidente della Repubblica che non fa una piega mentre la Costituzione diviene una “salvietta per i momenti più intimi”.
E certo in tutto questo conta che ad aver utilizzato la parola “pompino” sia una donna, perché per le battutacce a sfondo sessuale e dal maschilismo strisciante che girano per il mezzo televisivo, nessuno ha mai proferito parola, nessuno si è mai scandalizzato!
Il fatto è che Sabina ha avuto la cortezza di dare alle cose il loro nome, di dire quello che pensa, di sdoganare tutte le ipocrisie della nostra italietta in un colpo solo!
S.C.