“Istruitevi perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza, agitatevi perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo, organizzatevi perché avremo bisogno di tutta la vostra forza” Antonio Gramsci




"Ho una sorta di melanconia, contro la quale posso combattere solo cercando di capire, solo pensando a queste cose fino in fondo." Hannah Arendt

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LA FORZA PROPULSIVA DELL'INQUIETUDINE
Quando parliamo di inquietudine ci riferiamo a qualcosa di negativo. Invece io credo che dietro la parola inquietudine si celi una grande forza che la pace, la tranquillità e la serenità non possono dare. La parola inquietudine ci induce a pensare a qualcosa di irrequieto, in movimento, di instabile. Tutto ciò che è stabile per definizione non si muove. E se non si muove non cambia, ma si radica e si pietrifica lasciando tutto esattamente com’è. Ma diceva il filosofo “tutto scorre”. Ciò significa che l’essenza della vita è il cambiamento, il movimento. Perciò l’uomo è per sua natura inquieto, nel senso che da sempre nella storia è spinto da una irrequietezza che è il suo primo motore. Dal canto mio ribadisco più volte nelle mie poesie che non c’è pace per me. La mia più grande forza da sempre è questa irrequietezza che, si badi, è però estremamente distruttiva. Purtroppo di gente ferma nella vita ne incontriamo tanta: una schiera di ipocriti che non batte ciglio davanti a niente. Ribadisco ancora che l’indignazione è un valore irremovibile, una rabbia costruttiva che inquieta lo spirito e per questo lo fa muovere. Certo è vero che chi non si smuove davanti all’ingiustizie della vita campa 100 anni. Ma la condizione da soprammobile dell’esistenza è veramente auspicabile?Ovviamente no.

Stefania Calledda

ULTIMO LIBRO LETTO

Joseph E. Stiglitz, "La globalizzazione che funziona", Einaudi, 2006.



Ipse dixit
Non c'è attività umana da cui si possa escludere ogni intervento intellettuale, non si può separare l'homo faber dall'homo sapiens. Ogni uomo infine, all'infuori della sua professione esplica una qualche attività intellettuale, è cioè un "filosofo", un artista, un uomo di gusto, partecipa di una concezione del mondo, ha una consapevole linea di condotta morale, quindi contribuisce a sostenere o a modificare una concezione del mondo, cioè a suscitare nuovi modi di pensare. Antonio Gramsci.

L'indifferenza è il peso morto della Storia.E' la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perchè inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall'impresa eroica. Antonio Gramsci

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La forze propulsiva dell'inquietudine


postato da FronEsis82 alle ore 14:03
martedì, 15 luglio 2008

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categoria : politica, riflessioni, religione ed ateismo

postato da FronEsis82 alle ore 09:59
domenica, 13 luglio 2008

    Premetto che i girotondini non mi sono mai piaciuti, sono ipocriti almeno quanto i loro referenti politici. Si tratta molto spesso di imborghesiti ex comunisti, dimentichi di aver sventolato la bandiera rossa fino all’altro giorno, per quanto sempre con quella puzza sotto il naso a sottolineare “noi siamo gli intellettuali, noi siamo la classe dirigente”. Ad ogni stagione della destra sfoderano l’antiberlusconismo su cui fondano quel minimo di ideologia a cui s’aggrappano per dare un senso alla loro esistenza, salvo poi giustificare le posizioni guerrafondaie del momento, quando i loro eletti, una volta seduti in Parlamento, tornano ad essere “moderati”, andando a braccetto con la Chiesa e con un sionismo di convenienza, nel nome del grande Occidente.

    Premetto anche che Beppe Grillo è spesso populista, razzista, e non manca di dire le più grasse castronerie sulle molte faccende riguardanti l’immigrazione e l’economia; inneggiare per esempio all’autarchia delle nazioni è assolutamente ridicolo ed astorico. Grillo ha il grande merito, comunque, di aver messo in crisi i mezzi di comunicazione di massa, di aver posto sul tavolo delle questioni sociali e politiche una serie di problematiche su cui l’opinione pubblica preferiva tacere.

    Travaglio, altrettanto, ha messo in luce una serie di problematiche istituzionali, derivanti da un uso scellerato del potere legislativo. Occupandosi dei temi riguardanti la giustizia da anni, con accuratezza e raziocinio, se proprio lo si vuole criticare, sarebbe bene che si avesse una pari preparazione nello stesso campo e che si controbattesse sulla materia in questione, non sul metodo o mezzo di divulgazione scelto. A partire dallo stesso linguaggio giuridico, la giurisprudenza si è voluta tenere estranea alle masse da sempre, appannaggio dei pochi “azzeccagarbugli” che su quel sapere esclusivo hanno costruito la loro casta. Travaglio ha il merito di aver portato alla conoscenza dei più le tematiche della giustizia, di averle spiegate in modo semplice ed efficace, di aver fatto capire alle persone che lo hanno ascoltato in questi anni, che la Legge è affar nostro perché la politica è affar nostro.

    In tutto questo i partiti sono stati spodestati del loro ruolo e della loro funzione; finora, cullandosi sugli allori, avevano goduto dei privilegi della rappresentanza e quindi della delega del potere, mentre la cittadinanza diventava un bacino di consumatori da spremere ed agitare nelle piazze ad uso e consumo delle circostanze.

    L’evoluzione della società, con le sue nuove tecnologie, ci pone di fronte a nuovi orizzonti politici e sociali, e quello a cui assistiamo è la crisi della politica tradizionale che si aggrappa con le unghie a vecchi modelli e metodi comunicativi, in cui appare un vuoto, un baratro in cui s’insinuano pericolosi fenomeni xenofobi e conservatori, neofascismi, populismi di vario genere, in cui la colpa maggiore ricade sullo pseudo riformismo della sinistra italiana ed anche sull’ala radicale, che troppe volte ha ceduto ai compromessi più inaccettabili.

    Sul caso Guzzanti invece, ritrovo tutto il provincialismo ed il cattolicesimo di parrocchia italiani; lo scandalo dei toni e del linguaggio duro e diretto che l’attrice ha utilizzato volutamente, con quella tecnica per cui non ha fatto altro che usare gli stessi termini del potere, la stessa volgarità che caratterizza questa classe politica corrotta, rivela la mediocrità e la piccolezza di questa nostra italietta che si scandalizza per le parolacce, ma certo non per il fatto che un ministro della Repubblica sia stato scelto per “discutibili meriti”, né per le leggi razziali che oscurano la nostra Costituzione, non per l’omofobia clericale.

    Gli attacchi alla Guzzanti fanno sorridere in un Paese dove tutte le sere su canale cinque delle ragazze vengono umiliate, mentre si beano della loro stessa mortificazione, come persone e come donne, con il plauso della platea e dei telespettatori. Per quanto riguarda il Papa poi, siamo così bravi a puntare il dito su questi “folli islamici”, mentre i nostri rappresentanti s’inchinano e si fustigano per difendere la Santa Madre Chiesa, o strenuamente si battono per salvare l’onore del Presidente della Repubblica che non fa una piega mentre la Costituzione diviene una “salvietta per i momenti più intimi”.

    E certo in tutto questo conta che ad aver utilizzato la parola “pompino” sia una donna, perché per le battutacce a sfondo sessuale e dal maschilismo strisciante che girano per il mezzo televisivo, nessuno ha mai proferito parola, nessuno si è mai scandalizzato!

    Il fatto è che Sabina ha avuto la cortezza di dare alle cose il loro nome, di dire quello che pensa, di sdoganare tutte le ipocrisie della nostra italietta in un colpo solo!  

S.C.

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categoria : politica, riflessioni

postato da FronEsis82 alle ore 09:38
mercoledì, 09 luglio 2008

L'intero intervento di Sabina Guzzanti l'8 luglio in piazza Navona:


Prima parte:




Seconda parte:



Grande Sabina!
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categoria : politica, riflessioni, eventi

postato da FronEsis82 alle ore 14:45
martedì, 08 luglio 2008

...anche le leggi razziali...

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categoria : politica, riflessioni

postato da FronEsis82 alle ore 09:40
domenica, 06 luglio 2008

Uno studio condotto da un ricercatore dell'università australiana di Swinburne
Social network e diari online fanno bene all'umore e ai rapporti interpesonali

Tenere un blog aiuta a vivere meglio rende meno ansiosi e più socievoli

di BENEDETTA PERILLI

 

SARANNO pure nerd ma almeno sono felici. Basta con le preoccupazioni: di blog non si muore ma soprattutto bloggando si vive meglio. Lo dice uno studio condotto dal ricercatore James Baker dell'università australiana di Swinburne che ha monitorato per due mesi gli stati emozionali di alcuni nuovi utenti di MySpace. Sessanta giorni trascorsi tra social network e diari online basterebbero per far sentire gli utenti meno soli e più connessi con gli altri. Ma non solo. Lo studio ha dimostrato che dopo due mesi di attività su un social network, dalla semplice richiesta di amicizia allo scambio di video, tutti gli utenti si sentono meno ansiosi e depressi ma quelli che hanno affiancato a queste attività quelle del blogging vivono meglio anche le relazioni fuori dal web.

Attenzione però, la ricerca australiana non ha preso in considerazione chi tiene blog a livello più alto, come potrebbe essere ad esempio Beppe Grillo, che in una recente classifica dei blog più influenti al mondo redatta da The Guardian si è classificato al nono posto, o la regina di tutti i media PerezHilton, al secolo Mario Lavandeira, intraprendente pettegolo di origine cubana che grazie al suo blog, nel quale rivela i segreti più piccanti del gossip internazionale, è diventato famoso come una star hollywoodiana. A loro forse, come sosteneva il New York Times in una recente inchiesta sui pericoli del blogging, postare quotidianamente notizie sempre fresche e nuove potrebbe fare male alla salute. Ma ai tanti e piccoli scrittori che aprono finestre virtuali sulle loro vite farebbe bene all'umore, alle relazioni interpersonali e addirittura al senso critico.


A conferma, oltre ai risultati diffusi dall'università di Swinburne, dagli Stati Uniti arrivano altri dati. Secondo Fernett e Brock Eide, neurologi specializzati nello studio dell'apprendimento nei giovani, il blog rende chi lo apre un miglior pensatore. I due medici sono partiti dalla constatazione che le attività mentali dell'uomo possono causare dei cambiamenti nella struttura del cervello, non solo rispetto a ciò a che si pensa ma anche a come si pensa. Ecco dunque che il blog è stato preso ad esempio come una nuova attività fondamentale del comportamento umano che potrebbe cambiare radicalmente la maniera di pensare delle persone fino a concludere che bloggare può potenziare la creatività, l'intuito e il ragionamento per associazioni. La facilità con cui chiunque può pubblicare un blog online promuoverebbe dunque connessioni spontanee e accrescerebbe la creatività. I neurologi hanno inoltre concluso che i diari online migliorerebbero il pensiero critico e analitico anche solo perché, essendo ricchi di idee, informazioni e opinioni, facilitano lo scambio di pareri, il confronto e l'analisi.

Tornando allo studio condotto dal ricercatore australiano James Baker insieme alla professoressa Susan Moore dell'università di Swinburne, l'analisi si è svolta attraverso due metodi. Il primo ha comparato la qualità mentale di chi utilizza social network come MySpace e progetta di aprire un blog con quella di chi non ha mai pensato di tenere un diario online. Nel 2006 Baker ha somministrato un sondaggio casuale agli utenti di MySpace sulla loro volontà di bloggare: sui 164 utenti che hanno completato il sondaggio online 84 intendevano farlo.

"Abbiamo scoperto che quelli che pianificavano di aprire un blog apparivano meno stressati e negativi degli altri - ha spiegato James Baker - Questi utenti mancavano di supporto sociale e non erano soddisfatti delle loro relazioni e amicizie correnti oltre a utilizzare il dialogo come una forma per fronteggiare lo stress". Gli studiosi hanno concluso che tenere un blog è come scrivere un diario che aiuta le persone a esternare le proprie emozioni e a parlare dei propri sentimenti e problemi. La differenza con i diari cartacei sta però nel fatto che quelli online sono a carattere pubblico e invitano quindi gli altri a lasciare un'opinione su quello che leggono.

Dopo due mesi gli utenti che avevano risposto al sondaggio hanno partecipato alla seconda fase dello studio: "Chi aveva deciso di tenere un blog si sentiva socialmente inserito e più soddisfatto delle relazioni sociali e delle amicizie anche fuori dal web rispetto a quelli che non avevano aperto un blog - ha sintetizzato Baker - In tutti i casi analizzati, blogger o meno, gli utenti si sentivano comunque meno ansiosi, depressi e stressati".

(La Repubblica.it 5 luglio 2008)

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categoria : citazioni, riflessioni

postato da FronEsis82 alle ore 17:13
giovedì, 03 luglio 2008

Ridiamo per non piangere

 

Se vi state chiedendo come mai ultimamente questo blog non venga aggiornato in tempi rapidi come prima, se vi state domandando come mai attualità e politica scarseggino, ebbene è giusto che lo sappiate: non sto benissimo.

L’afa, il caldo torrido di Cagliari è qualcosa di molto simile al clima post atomico della serie Kenshiro, soprattutto quando il vento cala e l’aria è ferma ed irrespirabile. Qualsiasi persona, di fronte a tutto questo, avrebbe perlomeno un certo malessere, ma il mio caro sistema nervoso ha pensato bene di abbandonarmi definitivamente ad un’astenia permanente che mi costringe ad una quotidianità tra il depresso cronico andante e lo stadio larvale.

In tutto questo sono troppo abbattuta da questioni esogene, almeno in parte, alla mia malattia, per reagire. L’unica possibilità di sopravvivenza è l’infallibile e mai morto sistema del cazzeggio; persino il blog è troppo impegnativo in questa condizione subumana. Poi ci sono degli evidenti segni di malessere che certo in sede di visita non ho potuto aggiungere, ma che sono estremamente significativi, come il letto disfatto da diversi giorni, la pila di indumenti da stirare che stazionano nell’apposito spazio credo dalla settimana successiva al viaggio in Svezia ed un simpatico mondo nuovo che si sta formando  sotto i mobili, in cui una nuova civiltà si è ormai insediata in pianta stabile, evolvendosi rapidamente; mi è parso di averli visti affiggere le novantacinque tesi di Wittenberg e temo che a breve scopriranno la penicillina. Ma forse è l’effetto del farmaco o forse devo cambiare pusher.

Considerando il fatto che io metto in ordine le mollette per stendere per colore e tipo, che sulla scrivania non c’è penna che si sposti senza giustificato motivo, e che il numero di biscotti per la colazione è invariato da tempo, attestandosi immutabilmente a sei, nonché il colore della tovaglia non può essere diverso da quello dei cuscini per le sedie, capite perfettamente che siamo di fronte ad un dramma.

Per cui abbiate pietà per le mie assenze obbligate ed abbiate fede, ogni tanto l’astinenza da blog è più forte della stanchezza, tanto più che la mia dipendenza dalle mail, con altrettanta disturbata mania per il controllo e conseguenti tendenze compulsive, credo che non mi lasceranno molto lontano dal web.

Stefi


La serie di cartoni animati che ha rovinato generazioni e generazioni di ragazzini:


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categoria : riflessioni, semplicemente stefania

postato da FronEsis82 alle ore 17:52
domenica, 29 giugno 2008

Dicesi “autoreferenziale”

 

In prossimità del calo fisiologico dei visitatori, causa il periodo estivo e la fuga di massa verso sperdute località di villeggiatura, tiriamo le somme di questi ultimi sei mesi di vita di questo blog, ovvero chi, come, dove e quando questo spazio ha potuto lietamente ospitare lettori e curiosi sparsi per il network. (Del sito ne parliamo un’altra volta)
Prima di passare all’analisi statistica, vorrei soffermarmi sugli aspetti prettamente personali del mio rapporto con questo blog. Non nego di aver avuto più di un momento di titubanza rispetto all’esistenza o meno di questo stesso spazio, soprattutto in relazione ad aventi esterni che mi hanno dato di che riflettere sulla mia scelta di verità, lealtà, onestà intellettuale, dedizione, che ha sempre messo al primo posto la sensibilità e l’intelligenza del lettore. Certo, lo so, mi prendo troppo sul serio, ma forse è per questo che riesco a raccogliere altrettanta serietà in chi mi legge, non sempre per carità, ma c’è una cosa che adoro sentirmi dire o sentirmi scrivere, che mi dà sempre la carica per continuare a pubblicare e a propormi liberamente su questa mia finestra sul mondo, ed è “grazie”, spesso “grazie per averci raccontato”, “grazie per aver scritto quello che ho sempre pensato, ma non sono mai riuscito ad esprimere”.  Certo con i grazie non ti campi, ma danno un senso a quello che fai, più dei riconoscimenti ufficiali e di altre quisquilie che servono soltanto ad accresce il nostro ego narcisistico.

Dal primo gennaio ad oggi, questo blog ha beneficiato di ben 12400 visite circa, visualizzando circa 22000 pagine, con una media di 1,78 pagine a visita, con un tempo medio sul sito di quasi tre minuti. Ovviamente dovete pensare alla solita storiella del pollo per capire il significato di questi dati statistici. “La forza propulsiva dell’inquietudine …” ha superato gli 80000 accessi. L’acme degli ultimi sei mesi è stato raggiunto il 20 gennaio con 124 contatti, non a caso, visto che si trattava del giorno successivo alla mia presentazione a Cagliari della raccolta “Attimi d’abisso”.
Altra impennata si raggiunge il 14 aprile, in preda alla febbre elettorale. Segue il 3 giugno, in cui a quanto pare vi siete letti tutto il mio racconto di viaggio (curiosoni!).
La blogosfera appoggia questo spazio con il 53,55% di fonti di traffico dai vostri siti di provenienza, un 23,42% che preferisce cercarmi attraverso motori di ricerca, soprattutto google, ed il 23.03% che accede direttamente (quasi mi commuovo a sapere che sono nei vostri “preferiti”).
Inoltre, questo blog è stato contattato da 37 nazioni diverse: a parte l’Italia, che ovviamente primeggia, seguono Svezia (grazie ragazzi!), Stati Uniti (sarei curiosa di conoscere gli assidui lettori di Oklahoma, New Jersey e Florida),  Francia e Germania. Ammetto di avere molti amici sparsi per il mondo.
In Italia, si segnalano più di 400 comuni da cui i lettori di questo blog si sono collegati al mio “timido” angolino virtuale, in cui spicca Cagliari con il 32% di visitatori quotidiani, seguito dall’Hinterland della stessa città con il 13,58%, e poi Roma, Milano, Nuoro, Santa Giusta, Firenze ecc. Quasi il 90% dei lettori cagliaritani è un returning visitor, cioè tende a tornare a leggermi: insomma, siete degli affezionati amanti di questo blog. Quasi mi metto a piangere.
Mi piace notare che questo blog, sarà per la serietà di cui sopra, o per il fatto che non risparmio parole e lunghissimi post introspettivi e filosofici, attua una sorta di autoselezione per la quale chi ama passare per queste pagine (i returning visitor), tende a starci molto tempo e legge parecchio, spulcia l’archivio, mi cita cercandomi nei motori di ricerca. Bellissimo!   
Vi risparmio la classifica di BlogItalia, molto altalenante, ma anch’essa significativa; certo, continuo a pensare che una sconosciuta ragazza di provincia, che per gioco adora scribacchiare nelle prime ore del mattino, non si sarebbe mai aspettata tanta attenzione. Grazie!

 

Per concludere, vi lascio con i post più letti negli ultimi sei mesi (pare che la mia avventura letteraria vi abbia coinvolto parecchio!):

  1. The day after
  2. E Davide vinse Golia
  3. A terrible beauty is born
  4. La lettera di G. Chiesa
  5. La lunga marcia verso la ricostruzione della sinistra
  6. Ed ancora Tornare …
  7. Pensieri in forma di rosa
  8. Rispondo alle critiche
  9. Semplicemente Stefania 8
  10. Il politometro

 

S.C.

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categoria : riflessioni