Verso la Scania (24 maggio 2008)
Quella mattina ci siamo alzati presto, ricordo. Alle 8:20 un treno partiva dalla stazione centrale di Stoccolma, diretta a Malmö; noi saremmo scesi alla fermata precedente, precisamente a Lund, dove i nostri amici ci avrebbero atteso con la loro ospitalità tutta sarda. Il sabato mattina la capitale ci è apparsa vuota, con quel fresco pungente che ti sveglia dal torpore in cui sei ancora immerso. Il sabato e la domenica sono sacri per gli svedesi, non si muove foglia, le attività commerciali per lo più chiudono, come gli uffici e le scuole, e del resto, con molta serenità, anche durante la settimana non c’è vita, in Svezia, prima delle dieci, per chiudere poi alle sei in punto, se non prima. Strani orari per noi, e troppo inflessibili i nostri ospitanti svedesi, che non trasgrediscono alla regola mai, lasciando i poveri turisti come noi a vagare per musei chiusi, battelli che non partono ed altre prassi indigene non certo consone alla vita di uno straniero.
In attesa che arrivi il momento di salire sul treno, chiudo gli occhi un attimo, nel disperato tentativo di riposare almeno dieci minuti. I treni partono in orario, per lo più, come vi aspettavate, immagino. Ci sono, appoggiate alla parete dell’immensa sala d’aspetto, delle macchine nuove, perfettamente funzionanti, in cui è possibile fare i biglietti. Si mettono in fila, non troppo ordinatamente, ma sempre con grande rispetto degli altri che aspettano il loro turno, lasciandoti lo spazio per respirare, con il loro cagnolino al seguito che ha imparato bene: non fiata, non si agita, sta lì, tranquillo, senza scomporsi troppo, seguendo i movimenti del suo padrone. Pensi che persino i cani svedesi sono meglio di certi ominidi italiani che tentano di fare i furbi sgomitando per passare prima.
Corre il treno sulle rotaie, uno di quei mezzi dell’ultima generazione che in poche ore attraversano il sud della Svezia, passando il confine della Svealand e trafiggendo il Götaland, la regione meridionale del Paese, per poi percorrere il ponte più lungo d’Europa, che congiunge la Scandinavia alla Danimarca, fermandosi soltanto a Copenhagen. Matteo dorme, come farà per quasi tutto il viaggio, ed io guardo come al solito fuori dal finestrino, appisolandomi a tratti, quando il paesaggio si fa più monotono e la stanchezza mi sorprende. Vastità di verdi foreste, pascoli, prati, laghetti immersi in tanta meraviglia; scorgo un cigno, bianchissimo, il primo cigno vero della mia vita. E poi tanti ricordi che riemergono, mentre il treno mi culla verso la meta, e lui che riposa. Le sue mani mi ricordano i bei momenti della nostra vita insieme: io, appoggiata sullo stipite della porta, che lo guardo mentre suona Einaudi al piano, o quando mi fa un cenno per avvicinarmi e mi chiede di cantare ancora “Mi sono innamorato di te” di Tenco, mentre mi accompagna, per sentire di nuovo quella voce che molti anni prima l’aveva attraversato, lasciando un segno indelebile.
Mi piace pensare che questi ricordi io li conservi in un angolo della mia coscienza che ha pressappoco la forma di una di quelle scatole di latta dove si tengono i biscotti e dove io conservo materialmente foto, biglietti di auguri, pensieri sparsi su fogli stropicciati, indirizzi e numeri di telefono di persone che non hai più sentito, né visto. Quando le apri lasciano venire fuori quella fragranza, quell’aroma di vaniglia, forse, che ti riempie di malinconia e di nostalgia, sorridendo delle emozioni che ancora una volta t’illuminano. E poi richiudi la scatola e torni al tuo presente: il treno è giunto.
Ad aspettarci alla stazione di Lund è Giovanna, la nostra amica; il suo compagno lo conosceremo solo più tardi, quando si darà da fare per il pranzo. Giovanna ha ricevuto raccomandazioni ben precise dalla Sardegna: la madre si è premurata di dirle di trattarci bene perché “sono di casa”, come si usa dire dalle nostre parti, con un linguaggio che certo non rende ora, tradotto in italiano. In effetti, in quei due giorni i nostri amici hanno mantenuto la promessa e non sono mai mancate cortesi ed affettuose attenzioni, nonché pasti luculliani.
Dopo pranzo, portiamo la valigia ed i giubbotti pesanti in albergo. Il clima a Lund è più mite, ci sono meno escursioni termiche ed ancora una volta il bel tempo ci assiste: dicesi "fattore C". Di seguito iniziamo a girare il centro della piccola cittadina della provincia della Scania (in svedese Skåne). Lund fu fondata dal re Sven nel 990 circa, quando ancora la regione si trovava sotto la dominazione danese; piccola cittadina, si popola di migliaia di studenti durante l’anno accademico, essendo un importante centro universitario. Ci sono diversi scorci tipici da immortalare. Ogni occasione è buona, per gli abitanti, per sdraiarsi e svestirsi per prendere il sole: nelle piazze, nei giardini, nei parchi. Sei mesi di buio sono difficili da sopportare e questa stagione è una sorta di rinascita anche spirituale per la popolazione che ne approfitta per prendere più sole possibile. In effetti, ci raccontano da più parti, vi è un alto tasso di suicidi in Svezia, soprattutto nel periodo buio dell’anno; su soggetti depressi, particolarmente sensibili, questa condizione esterna pare influire notevolmente.
Ci capita miracolosamente di assistere ad un battesimo luterano davanti alla Lund Domkyrka, ovvero l’antica e stupenda cattedrale. Una donna sacerdote celebra il rito sulle scalinate del tempio con tutti i parenti che festeggiano il momento; la maggior parte degli svedesi è di religione luterana, ma hanno anche influenze
calviniste e a dir la verità nel Paese c’è una forte integrazione di uomini e donne di ogni parte del mondo, di ogni religione, di ogni etnia. Per quanto gli svedesi si lamentino di una non ancora perfetta integrazione sociale degli immigrati, siamo ben lontani dai roghi e dagli sbraiti dei leghisti. Uscendo da Stoccolma, siamo riusciti a vedere una bellissima moschea con minareto che s’inseriva benissimo nel paesaggio. Dentro la Chiesa scopriamo meravigliati l’angolo dei bambini: piccoli tavoli e sedie con tanti giochi a pochi metri dai banchi di preghiera. Gli svedesi hanno una grande attenzione verso i bambini, c’è sempre il loro spazio, rispettati nella loro libertà di movimento e di gioco. E sono anche tanti, tantissimi, ci sono più passeggini e carrozzine che macchine, ogni tre persone spunta la donna incinta, tanto che anche la mia amica, alla mia domanda “Ma che fanno questi dopo le sei?”, considerato che tutto è sprangato fino alle dieci della mattina dopo, mi risponde secca: “Fanno figli!”. A parte gli scherzi, i genitori svedesi sono molto aiutati da un ottimo sistema di welfare a cui si aggiunge una cultura dell’infanzia da cui abbiamo solo da imparare. Lo spazio per i minori c’è sempre, il bambino vive come soggetto attivo all’interno della sua comunità, al pari degli altri membri.
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TO BE CONTINUED…
S.C.